Alfredo Azzaroni - Blasco - Biografia di Pietro Tresso (10)

Pubblicato il da trotskismo.over-blog.it

 

 

Liberato e fucilato

 

Come Blasco aveva previsto la prigionia non durò a lungo. Nell'ottobre del '43, il movimento partigiano comunista organizzò l'evasione in massa degli ottanta detenuti politici. Alberto Demazière, evaso con Blasco e con gli altri, ha narrato gli avvenimenti della notte tra il primo e il due ottobre. Nel racconto egli parla di sè in terza persona adoperando lo pseudonimo di Granet:

Una sera sente un rumore.

Granet — mormora una voce. Si alza piano e si avvicina alla porta. Nella fessura distingue il viso di Chapelle, un giovane piuttosto simpatico reclutato recentemente. "Questa sera si lascia il campo. Vestitevi in silenzio, uno dopo l'altro e ricoricatevi sotto la coperta. Raccogliete la vostra roba e fate un pacco delle provviste. Nient'altro. Quando sentirete suonare le undici, siate pronti. Qualcuno busserà, allora mettetevi in fila indiana e aspettate. Buona fortuna!

Granet ascolta in silenzio e non fa domande. Se le voci di un'evasione sono giunte fino a loro è anche possibile una provocazione delle guardie. Non vi sono da due mesi dei G.M.R. (22) nel cortile della prigione — due posti di tre uomini ciascuno, armati di mitra?...

L'uno dopo l'altro gli uomini si alzano, si vestono, arrotolano le coperte, si rimettono giù. L'ultimo ad alzarsi, Salini, l'economo della cella, ha fatto quattro parti dello zucchero che resta... Le nove, le dieci, ecco che il tempo ha di nuovo un significato. Nella cella e dappertutto vi è silenzio: la speranza della libertà è entrata nella prigione. Né entusiasmo né grande ansietà... Reboul sorveglia il cortile attraverso le sbarre. Mormora ai compagni "verificano i mitra ". Si sente il rumore del metallo. I G.M.R. saranno in allarme?... Granet sente infine suonare le undici. Si alzano tutti quattro e Granet appoggia l'orecchio alla porta. Prima un fruscio, poi il rumore di una, due porte che si aprono. Passi furtivi sulle scale che conducono al primo piano. Granet conta mentalmente per misurare il tempo. Arriva a 700 e sente di nuovo rumore di passi, sempre furtivi. Nessun dubbio, piedi calzati da espadrilles (23), piedi di compagni... Viene tirato il catenaccio e una voce lo chiama: Siete pronti? Se sono pronti! Una dopo l'altra le porte di tutte le celle si aprono. Come nel finale di un balletto, i prigionieri escono pallidi, barbuti, le teste rapate, ilari e silenziosi. Il balletto termina in quadriglia quando gli occupanti di un'ala sembrano andare incontro ai loro dirimpettai. In alto, sul ponte, Granet riconosce Sadek, un compagno di partito che sorveglia le operazioni col mitra in pugno. Nessuno parla. Granet suppone che il personale della prigione non sia ancora completamente neutralizzato. Ha ragione: ecco arrivare sotto buona scorta, pistole alle reni, uno, due, tre, quattro geolters. Il direttore chiude la fila. A testa scoperta, livido, ha infilato la sua vareuse sopra un ridicolo pigiama. Tutti questi signori vengono a loro volta rinchiusi senza che nessuno senta il bisogno di fare un commento. Poi la lingua dei prigionieri si scioglie all'improvviso, i gruppi fino ad allora immobili davanti alle celle si rompono. Radioso Granet corre ad abbracciare Blasco che non ha più visto dopo il loro trasferimento in questa prigione. Stringe delle mani, molte mani che si tendono. Apprende che i maquisards circondano la prigione e fanno buona guardia : tanto peggio per i passanti ritardatari. Saranno trattenuti fino a quando l'affare non sarà finito. Se venisse l'idea a qualche salatici di andare a informare il battaglione di giovani Fritz che staziona in città? All'interno tutte le precauzioni sono state prese: fili telefonici tagliati, le uscite guardate da compagni armati. Le mogli dell'economo e del capo guardiano sono state chiuse con i figli in una stanza dell'appartamento. Visita alla cassa: non contiene il denaro dei detenuti? Recupero degli abiti civili che, per miracolo, sono riusciti a seguire i loro proprietari malgrado i molteplici trasferimenti. Granet rivede subito Marval in uno strano equipaggiamento con le braccia cariche di armi diverse. Il tempo di scegliere, poi tende a Granet una pistola da gendarme, con cinturone e tutto. Gli dice ridendo: “Quell'idiota mi supplicava di prendergli solo le armi senza le buffetterie che sono sue personali!”.

Infine si parte. Uno alla volta gli evasi varcano la soglia, al di là della quale una catena di partigiani mostra nel buio il cammino da fare per arrivare alla strada e ai camion. Granet sente alla sua sinistra Blasco senza vederlo, davanti a se indovina il passo di Reboul. Poi all'improvviso le masse scure dei camion sono alla portata delle loro mani”.

Alberto Demazière non rivide più Blasco. Da quella notte le sue tracce si fanno esili.

 

Le vane ricerche di Barbara

 

A Liberazione avvenuta, Barbara iniziò i tristi passi, delle ricerche. Alla prigione di Puy-en-Velay non riuscì ad ottenere altro che la lista degli 80 prigionieri po-litici evasi nella notte del primo ottobre. Gli annunci sui giornali, nei lunghi elenchi sotto il titolo “Recherche de disparus”, rimasero senza risposta. Solo riuscì a sapere che un partigiano, Yves de Boton, fucilato dalla Gestapo, aveva confidato alla sorella che nella Haute Loire alcuni partigiani, considerati trotzkisti, tra i quali Blasco, erano tenuti in condizione di prigionieri dai maquisards comunisti e costretti a lavori pesanti che gli altri non eseguivano.

Nel marzo del 1945 Barbara riuscì a parlare con uno degli evasi, Salvatore Moro, mezzadro a Beaucaire. Moro raccontò di uno sbandamento — debandade, disse — avvenuto al campo verso la metà di novembre in seguito al quale Blasco e Abrahm Sadek, altro evaso “trotzkista”, sarebbero scomparsi. Ma il comandante del campo, Vial Theodor, detto Massat, non seppe rispondere alle domande di Barbara, negò la debandade e disse di non riconoscere la fotografia di Blasco.

Sulle montagne, nei pressi del maquis, al villaggio di Queyrrière, un vecchio contadino, certo Nicolas, riconobbe invece la fotografia di Blasco. “Ho visto arrivare gli evasi — raccontò a Barbara — avevano la barba lunga e i piedi insanguinati, erano stanchi morti. Ero molto sorpreso nel vedere che i giovani, che si trovavano da qualche tempo al maquis, li ricevevano e li accompagnavano con la rivoltella in pugno. Era uno strano modo di riceverli!”.

Ma l'unica indicazione consistente rimane forse la lettera che Barbara ricevette il 2 novembre del 44 dal dottor Paul Schmirrer, socialista e valoroso combattente della Resistenza.

Cara signora, rientrando a Parigi, dopo un'assenza abbastanza lunga, trovo le sue tre lettere. Anch'io, come Lei, sono molto inquieto sulla sorte di Tresso. Come Lei saprà, ho saputo per puro caso da un partigiano delle FTP (24) di ritorno dalla Haute Loire che Tresso si trovava in quel maquis con un certo numero di suoi ex compagni di carcere.

Egli continuava ad essere considerato, in quel maquis, come sospetto e in condizione di prigioniero. Io aveva allora pregato questo compagno, come pure un membro della Direzione del MLN (25), di tentare di ottenere la sua liberazione, ma non credo che siano riusciti nel loro intento.

Il compagno che mi aveva raccontato questa cosa è stato disgraziatamente arrestato e fucilato dalla Gestapo. Veramente non so attraverso quali mezzi potrei avere notizie sulla sorte di Tresso. Mi mancano precisazioni sulla posizione di questo maquis e trattandosi probabilmente di un gruppo che si spostava di frequente, non sarà facile ritrovarlo ora. Cercherò ugualmente di far fare un'inchiesta dai compagni MLN della Haute Loire. Forse riusciremo a ritrovare una traccia di Tresso.

Naturalmente la terrò al corrente delle indagini... “

Le notizie di cui parla, il dottor Schmirrer le aveva avute dallo storico Marc Bloch, fucilato, come noto, dalla Gestapo. La notizia che Blasco, liberato insieme agli altri dalla prigione petainista, era tenuto prigioniero dai partigiani staliniani, era giunta anche a Ignazio Silone. Subito si recò a Ginevra ove esisteva una rappresentanza del Comitato di Liberazione francese diretta dall'attuale ambasciatore di Francia a Vienna, Soutou. Da quest'ultimo riuscì ad ottenere un pronto intervento perché fosse diffidato il partito comunista francese e ne vennero anche assicurazioni.

 

La riabilitazione

 

Ma forse era troppo tardi oppure la solidarietà antifascista non era che un aspetto del doppio gioco dei comunisti. Così su questo tenue filo subito spezzato di vivi che non ricordano e morti che non possono parlare, si perde la storia di Blasco. Anche la storia di Barbara non ha, da quei giorni, che un interesse privato. Rimane invece il partito nato a Livorno nel mito di Lenin. Ma è ormai altra cosa dal piccolo gruppo di militanti entusiasti e devoti. I superstiti non ricordano volentieri Blasco e gli altri caduti lungo le vie dell'involuzione autoritaria e terroristica.

Nemmeno le denunce di Krusciov delle aberrazioni staliniane non hanno modificato i giudizi ufficiali, cristallizzati nelle oleografie e nelle iterazioni dei riti. Recentemente l'ultimo vivente degli oppositori del 1930, un uomo portato allora a prendere posizione dalle circostanze, ma di carattere essenzialmente pieghevole e conformista, ha chiesto e ottenuto di rientrare nel PC. Su “L'Unità” del 17 febbraio del 1962 ha pagato il suo squallido contributo alla “giustezza della linea del PCI” e al “merito” di Palmiro Togliatti, ripetendo lo stanco atto di fede: « Un comunista non ha ragione che nel Partito e con il Partito”.

Ufficialmente Blasco non è stato ancora riabilitato. Ma il farlo non è più in potere di alcuna burocrazia di partito. Sta piuttosto alle nuove generazioni operaie ristabilire la verità e chiedere finalmente conto ai burocrati in mala fede di tutte le calunnie e di tutti i misfatti.

 

NOTA: Pierre Naville, il noto militante e pubblicista francese, ora apprezzato collaboratore di "France Observateur", già segretario internazionale del movimento capeggiato da Trotzki, ci ha scritto a proposito di Blasco, la seguente nota: Ricordo molto bene come Blasco nel 1930 cercò un contatto con l'opposizione internazionale di sinistra e Trotzki. Non conosceva i militanti francesi della Lega comunista ma leggeva il nostro giornale “La Vérité” e gli era farnigliare il nome di Rosmer. Fu da lui perciò che Blasco e Feroci si recarono per informarlo della situazione dell'Ufficio Politico del PCI è per chiedergli di pubblicare sulla nostra stampa i documenti della "nuova opposizione" italiana. Rosmer chiese a Blasco e a Feroci di mettersi in contatto con me che ero allora segretario del primo Segretariato Internazionale dell'Opposizione comunista di sinistra e con il Comitato Esecutivo della Lega stessa. Fu così che ci conoscemmo nel maggio del 1930 nel nostro ufficio del Boulevard de la Villette. Blasco portava i documenti che aveva presentato all'Ufficio Politico con i suoi compagni. Ne discutemmo e poi li pubblicammo nel numero di Luglio della “Lutte de Classes” insieme ad alcuni commenti di Trotzki. A quei tempi Blasco dubitava già, credo, della possibilità di una lotta efficace contro la maggioranza del PCI nell'emigrazione. Mi pare che pensasse che gli oppositori italiani dovessero lavorare direttamente nella Lega comunista francese. Temeva l'isolamento di un piccolo gruppo di emigrati mentre gli stalinistì italiani si valevano di tutti i mezzi del partito comunista francese e della CGTU. Per questo egli diresse ben presto la sua attività verso la Lega comunista e poi verso il Parti Ouvrier Internationaliste. Blasco ha fatto parte della direzione dei nostri organismi, ha partecipato ampiamente all'elaborazione della nostra politica e posso dire che, di guanto abbiamo fatto tra il '31 e il '38, molto lo si deve a lui. Aveva più esperienza della maggior parte di noi ed era anche più anziano. 11 suo spirito d'iniziativa non veniva mai meno. Ha redatto numerosi documenti sulla situazione in Francia ed era diventato un dirigente regolare della nostra tendenza in attesa che gli avvenimenti gli permettessero di riprendere il suo posto di responsabilità nel movimento operaio italiano. Disgraziatamente non fu così. Pierre Naville. 

 

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