Alfredo Azzaroni - Blasco - Biografia di Pietro Tresso (8)

Pubblicato il da trotskismo.over-blog.it

 

Gli anni del terrorismo staliniano

 

Naturalmente una politica come questa non po-eva avere, sempre secondo Blasco, altro corrispettivo che l'indurimento della lotta contro tutte le opposizioni comuniste e, in particolare, contro quella “trotzkista”. “La lotta a morte contro i “trotzkisti” è il complemento necessario della politica staliniana di fraternizzazione con i fascisti, i ceti e i gruppi della borghesia italiana”. E questo dovunque, in Spagna come in Francia, come in Italia. Blasco tuttavia vedeva i comunisti italiani alla testa, dopo quelli russi, nell'orchestrazione del “folclore antitrotzkista”.

Da qualche tempo tuttavia si tratta d'altro che di folclore. Tutta una serie di fatti mostrano che gli staliniani italiani si propongono di andare più lontano. Già la soppressione del leader anarchico Berneri (anche lui un “trotzkista”) e del suo compagno Barbieri a Barcellona porta questo marchio d'origine. E' tra gli staliniani italiani che si trovano i mandanti e gli esecutori di questi sporchi assassinii... I “trotzkisti” che si trovano nelle prigioni e nelle isole di Mussolini in Italia sono sempre più vittime d'aggressioni di giorno e di notte ad opera della “mafia” staliniana che si è costituita in quei luoghi. Quelli che sono in libertà sono apertamente indicati dalla stampa staliniana all'OVRA fascista alla quale si comunicano i nomi e i luoghi dei loro incontri. Il “trotzkista” Damen (in realtà si tratta di un bordighista) veterano delle prigioni italiane per la sua attività antifascista, è stato da qualche mese arrestato di nuovo a Milano in seguito a denunce circostanziate dei mouchards italiani. Nell'emigrazione, ogni volta che si presenta l'occasione, i “trotzkisti” sono denunciati con i loro nomi, cognomi e pseudonimi allo scopo di farli espellere dalla polizia. Recentemente in seguito a un incidente di natura politica, avvenuto nella sezione italiana della Lega dei Diritti dell'Uomo, a Parigi, la stampa staliniana si è distinta in questa sporca opera di mouchardage. Liste intere di nomi e cognomi di militanti reduci dalle trincee spagnole sono pubblicate dalla stampa staliniana. Questi militanti sono in generale senza documenti e la polizia gli dà la caccia per gettarli fuori dalla Francia. Ora la pubblicazione dei loro nomi e cognomi ha lo scopo di obbligarli a “stare tranquilli”) e a non denunciare le porcherie compiute dai burocrati staliniani in Spagna contro i rivoluzionari. Inoltre alcuni “trotzkisti” ricevono lettere anonime cariche di minacce e con una testa di morto. E' lo stesso metodo che i “fratelli in camicia nera” utilizzavano una volta in Italia per terrorizzare i militanti proletari e soprattutto le loro famiglie. Altri sono “caritatevolmente” avvertiti di non rientrare tardi la sera se vogliono evitare sorprese. Altri ancora si vedono spiati da individui sospetti. Tutto ciò mostra che l'OVRA staliniana esiste anche sul suolo italiano, lavora e si prepara a colpi raddoppiati”.

L'articolo di Blasco era fermamente impostato su una visione internazionale della lotta proletaria. Dal canto suo l'Unione Sovietica della dittatura di Stalin e del “socialismo in un solo paese” era sempre più orientata a valersi del Comintern come di un ausilio docile e pronto alla propria diplomazia e alla propria ragion di stato. Il dissidio non poteva essere sanabile. Per questo il “Vecchio” Trotzky, mentre si preparava ormai la seconda guerra mondiale, aveva deciso di fondare un nuovo organismo internazionale. Non era un compito facile per lui, né per i suoi scarsi seguaci.

Qualche giorno prima della fondazione ufficiale della IV Internazionale, il giovane segretario di Trotzky, Rudolf Klement, scomparve da Parigi con una cartella piena di documenti e manoscritti dello stesso leader.

Pierre Naville lesse per caso su un quotidiano la notizia del rinvenimento, nella Senna, a Meulans, dopo St. Germain, del cadavere di un giovane. L'autopsia avrebbe avuto luogo il giorno stesso nelle prime ore del pomeriggio.

Di corsa passò da un giovane compagno, l'avvocato Jean Rous, e, insieme, saltarono su un taxi gridando l'indirizzo del commissariato di Meulans. Giunsero che stavano chiudendo le porte. Il cadavere era stato pescato senza testa ma i due riconobbero ugualmente, senza ombra di dubbio, il corpo robusto di Rudolf Klement.

 

Il patto Hitler-S!alin

 

La seconda guerra mondiale era cominciata sotto cattivi auspici. Il partito comunista francese, seguendo la spinta della politica del fronte popolare, aveva tenuto per quasi tutto il 1939 una posizione di punta antihitleriana. Ma nella notte tra il 24 e il 25 agosto, Stalin aveva brindato al dittatore tedesco. “So — aveva detto alzando la coppa — come la nazione germanica ama il suo Fiihrer. Per questo ho il piacere di bere alla sua salute”. Le delegazioni tedesca e sovietica avevano raggiunto un pieno accordo sul patto di non aggressione e sul protocollo segreto riguardante la spartizione della Polonia e la divisione delle sfere d'influenza nel Baltico.

Il contraccolpo in Francia era stato dolorosissimo. Tutti sentivano che la guerra era divenuta inevitabile e nessuno avrebbe più potuto ormai fermare la marcia di Hitler. Nello stesso giorno il gruppo parlamentare comunista aveva tenuto una riunione agitata. Il deputato Gustavo Sausset, esprimendo le preoccupazioni di molti, aveva proposto l'invio di una delegazione all'Ambasciata sovietica per chiedere una formale dichiarazione d'intervento russo in caso d'attacco tedesco a Danzica. Maurice Thorez aveva risposto da comunista: “Noi non dobbiamo mescolarci agli affari esteri della Russia. Una tale posizione è un tradimento. E' mostrare che noi non abbiamo più fiducia in Mosca”.

Ciononostante i comunisti, fino alla seconda metà di settembre, non avevano sostanzialmente mutato fronte. Si erano limitati a dire, tra l'ostilità crescente del-l'opinione pubblica, che il patto di Mosca serviva la pace e indeboliva la Germania. Ma il 17 i Russi entravano in Polonia e, verso il 20, Raymond Guyot portava finalmente le istruzioni sovietiche. I comunisti erano contro la guerra giudicata “imperialistica” e fomentata dalla Gran Bretagna. Si chiedeva la pace e si conduceva un'intensa opera disfattistica.

In conseguenza di ciò il Partito Comunista Francese veniva messo fuori legge il 26 settembre. Maurice Thorez, che già era partito per l'armata tra i saluti dei militanti, disertava il 4 ottobre raggiungendo prima il Belgio e poi l'Unione Sovietica. Ma il mito della Russia patria dei lavoratori di tutto il mondo, continuava ad essere agitato dalla stampa e dai manifesti clandestini. Solo che ormai giocava a favore di Hitler. “Lo scopo di guerra delle potenze occidentali è criminale!” aveva dichiarato a Mosca il 3 ottobre il Presidente del Consiglio, Molotov, e i comunisti francesi ne avevano riprodotto con grande evidenza il discorso su un manifesto diffuso clandestinamente:

Tre fatti importanti, spiega Molotov, hanno modificato la situazione mondiale nel corso degli ultimi mesi. Il primo è il cambiamento completo dei rapporti tra la Germania e la Russia sovietica che conduce allo stabilimento di un'amicizia durevole tra i due Stati più grandi d'Europa. Il secondo è l'annientamento militare della Polonia e la rovina dello Stato polacco. Il terzo, la continuazione della guerra tra la Germania da una parte, l'Inghilterra e la Francia dall'altra. Il Capo del Governo sovietico — continuava il volantino comunista — evoca a questo proposito con sarcasmo lo scopo di di guerra che pretendono perseguire ora le Potenze occidentali, e cioè la “distruzione dell'hitlerismo”. Molotov ha dichiarato che un tale scopo di guerra, perseguito per di più sotto la bandiera delle democrazie, è semplicemente criminale. Si possono respingere o accettare idee politiche come quelle nazionalsocialiste ma è insensato e criminale dichiarare che sono una ragione di guerra... L'Unione Sovietica segue con profonda comprensione la lotta condotta dalla Germania per mettere fine al sistema di Versailles perchè il suo punto di vista è che una Germania forte è la condizione indispensabile della pace in Europa. Il tentativo delle Potenze occidentali di costringere la Germania a sottomettersi a un nuovo sistema di Versailles è per di più pericoloso e potrebbe condurre alla rovina di questi stati”.

Il modo con cui i comunisti erano usciti dalla situazione imbarazzante di fine agosto consisteva in un rovesciamento radicale della politica perseguita da anni. Ma permetteva loro di rafforzare l'atteggiamento fideistico verso l'Unione Sovietica e di riprendere i tradizionali argomenti antimilitaristici del movimento operaio.

Ancora una volta le defezioni e le crisi, se pur numerose, non riuscirono a concretarsi in una politica ma rimasero nell'ambito delle coscienze individuali. Alcune assunsero carattere drammatico come nel caso di Maurice Naile, sindaco di Clichy, che, dimissionario dal partito il 19 dicembre, si ucciderà con la moglie il giorno dell'ingresso delle truppe tedesche in Parigi. Per i gruppi dissidenti della sinistra, specie se appartenenti alla emigrazione italiana, la situazione precipitava. La lotta politica si circondava di rischi ogni giorno maggiori.


 

Mi farei ebreo”

 

Il 12 giugno, nell'imminenza dell'arrivo dei tedeschi a Parigi, Blasco aveva convinto Barbara ad accettare l'invito di una famiglia amica che le offriva rifugio nelle montagne dell'Alvernia. Barbara era partita a piedi, unendosi alle interminabili file di profughi di quei giorni. Poi la ritirata delle truppe francesi era stata più rapida del previsto e Blasco visse momenti di angoscia che affidò per intero al suo block-notes:

18 giugno 16.30... Proprio ora, una donna di Argenteuil che si era messa en route verso Orleans e che è ritornata, mi ha detto che la foresta di Fontainebleau è bruciata e che migliaia di donne e bambini vi perirono “grillés”. Quando? domandai. Il giorno 15. Cioè tre giorni dopo la tua partenza; cioè quando anche tu dovevi trovarti nei paraggi. C'è veramente di che impazzire... E pensare che è colpa mia; che se io volevo, se dicevo una sola parola, se facevo un solo gesto, tu saresti rimasta qui vicino a me. Tu aspettavi appunto quella parola, attendevi quel gesto; ed io, invece, ti spingevo a partire. Se una disgrazia ti è successa io sarò, nella mia coscienza, un assassino. Quale caucheniar mio Dio... 19-6 - ore 18.30... Dove puoi tu essere? Quale direzione hai preso? La porta d'Orléans, la Porte d'Italie o qualche altra? Se almeno lo sapessi... Oggi però, non so perchè, sono più calmo. La mia concierge mi ha assicurato che il bosco di Fontainebleau non ha bruciato e Accorsi, di solito bene al corrente, mi ha detto la stessa cosa. Certo una disgrazia può esserti toccata lo stesso, ma le probabilità mi sembrano molto minori. Ciò non toglie che non riesco a darmi pace... In sette giorni hai perduto il lavoro, perduto la casa, perduto il compagno e sei costretta a dormire sulla strada bombardata e mitragliata dai tedeschi... 20-6 - ore 16.30... Io continuo a consultare la carta geografica e fare calcoli su calco-li per vedere dove potevi trovarti sabato 15 e domenica 16 giugno; cioè nei due giorni più critici dacchè sei partita. Tu dovresti essere uscita dalla Porte d'Italie il giorno 12 verso le ore 17. Il tempo era piovoso, dunque non puoi avere marciato molto. Ammesso che, seguendo il consiglio datoti, tu abbia camminato durante una parte della notte, sarai arrivata al massimo a Ivry, o al cimitero di Thyais. Ti sei rimessa in marcia il giorno 13, hai sorpassato Corbeil di 10 o 15 km. Il giorno 14 hai superato Fontainebleau al massimo di 5 o 10 km. Il giorno 15 hai marciato tra Fontainebleau e Montargis, arrivando non più in là di Suppes. Il giorno 16 puoi essere giunta a Montargis che trovasi a oltre 100 km. da Parigi. Ti sei perciò trovata in piena bagarre, presa tra il fuoco delle forze francesi che battevano in ritirata e quello dei tedeschi che avanzavano... Posso sperare anche che all'ultimo momento tu abbia trovato qualche mezzo di trasporto più rapido che ti abbia permesso di varcare la Loire prima che questa fosse attaccata dai tedeschi. Ma queste non sono che ipotesi... 21-6 - ore 10... L'illusione che tu potessi raggiungere l'Auvergne e trascorrere lassù, nella montagna, qualche settimana di tranquillità, mi fece perdere la testa... L'incertezza stessa della mia sorte mi decise ad allontanarti da me. Quantunque la mia calma interiore in quei giorni fosse assoluta, l'idea di un mio arresto possibile mentre eri qui, mi era molto penosa... Che sciocchezza ho commesso...”.

L'inazione e il dubbio spingevano Blasco all'angoscia ma anche all'indignazione morale e alla fiducia nel futuro: “21 giugno - ore 20... Meglio, mille volte meglio affrontare tutte le difficoltà della vita che essere stroncati da qualche pallottola che non si sa neppure di dove venga. La bestialità umana, la vigliaccheria, la meschinità, la sordidezza è davvero senza limiti. In questi giorni io stesso ne provo la nausea. Presto sarà peggio ancora. Ma appunto per questo in luogo di darsi vinti, occorre erigersi e tener testa. Se potessi mi farei ebreo; e davanti alla muta famelica dei segugi e delle prostitute che già si preparano al linciaggio dei figli di Isacco e di Giacobbe, sarei fiero di poter gridare: merda, e poi merda, e poi merda ancora, spregevole branco di miserabili. Ti assicuro che scrivendo questo non penso ai tedeschi, hitleriani o non : penso invece a dei sedicenti francesi che anziché sentire il pudore di stare almeno zitti nell'immensa sciagura che si è abbattuta sul loro paese, prendono il linguaggio e gli insulti dei vincitori per lanciarli contro i propri connazionali. Che viscidume, che schiuma. Ma il popolo di Francia laverà tutta questa sozzura col ferro e col fuoco se sarà necessario”.

Dopo il ritorno di Barbara, la lotta era ripresa in condizioni pressoché disperate. Il 20 agosto l'odio di Stalin aveva raggiunto il “Vecchio” (Trotzky) nel suo ultimo esilio al Messico. Dei vecchi amici di Blasco molti, come Santini, erano morti. La guerra e l'occupazione tedesca avevano in parte disperso il nucleo dell'emigrazione italiana. Le assemblee rumorose alla Chope de Strasbourg al Faubourg Saint-Denis, ove Blasco portava tra i socialisti italiani il suo spirito leninista, non erano che un ricordo. Il semplice vivere nell'illegalità era impresa rischiosissima.

 

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